Il curioso caso di Gianfranco Fini. Questo sì che è un bel film, storia di un politico che nasce vecchio (figlio dell’MSI e nostalgico del Dux) e muore gggiovane (ormai è il paladino della sinistra a corto di leader).
La prima considerazione è che stavolta il giochetto al furbo Berlusconi non è andato altrettanto bene che con Pier Ferdinando Casini. Il bello e brizzolato della politica italiana (si contende il titolo con mascellone Rutelli) aveva inteso il ruolo di Presidente della Camera in modo più “alto” ed istituzionale, proprio di chi ha vissuto per tanto tempo nella pancia della balena DC. Come Pinocchio. Infatti appena finita la legislatura Ferdy svela il naso, si smarca da Silvio e dal successivo abbraccio mortale chiamato PDL.
Il premier, che non accetta controcanti ma interloquisce da pari a pari solo con la Lega, ha pensato di ripetere il trucchetto chiamato “anestesia istituzionale” con Gianfranco il quale non è nuovo a ricevere delle circolari dalla Direzione del Personale di Arcore con su scritto la sua prossima destinazione. Ricordo benissimo la mascella di Fini che arrivò a toccare terra quando venne a conoscenza dai giornalisti dell’investitura a Presidente della Camera da parte di Re Silvio I. L’ex delfino di Almirante non potè che abbozzare un “ehm… vedremo…”, ma tutti già sapevamo che alle veline mandate da Arcore non si dice di no (ndr, così come a quelle di Palazzo Grazioli). Vedere anche il discorso non concordato del predellino e la fagocitosi di AN. Solo che la dose di anestetico somministrata allo spilungone Fini deve essere stata insufficente, certamente inferiore a quella rifilata a Michael Jackson e Mark Knopfler. Difatti la dose ha bloccato il culo di Gianfranco sull’alto scranno di Montecitorio, ma non ha avuto effetti nè sul pisello (vedi foto) nè sulla lingua. E così appena può il forzato cofondatore del PDL si sveste dei propri panni istituzionali e intona un controcanto al Governo bacchettandolo una volta sull’uso sproporzionato della fiducia (vista anche l’ampia maggioranza a disposizione), una volta sull’attenzione da prestare alle missive di Napolitano, una volta sui contenuti della legge sul testamento biologico, e ora sull’azzerbinamento del Popolo della Libertà ai voleri degli sgherri leghisti sul tema immigrazione. La foto di Fini che attacca le scelte di Berlusconi dal palco della festa PD sono l’incoronamento di Gianfranco I l’anti-papi a eroe della sinistra smarrita di questo inizio secolo. Da Palazzo Chigi l’imperativo è minimizzare. Vedremo che succederà a fine legislatura quando Fini scenderà dallo scranno e potrà parlar ancora più chiaro. In elezioni passate abbiamo avuto l’attacco a tre punte, ora ci vorranno almeno tre punture.
ottimo pezzo.
peraltro la legge “Bossi-Fini” non era forse frutto di un incontro tra lui e la Lega, dalla quale oggi vorrebbe prendere le distanze in fatto di immigrazione?
Comunque la svolta chiamata “rovescia-gommoni” è un bel passo in avanti rispetto alla già criticata Bossi-Fini